La verità del vino

Un commissario di polizia con una gamba ingessata. Un ministro degli Interni che aspira alle più alte cariche politiche ed è disposto per esse a passare sopra qualsiasi cosa. Un imprenditore senza scrupoli e un funzionario pubblico corrotto. Un killer professionista; anzi, due. E una vendetta che si consuma a cavallo dei decenni con la lentezza del vino che fermenta, paziente, in attesa della maturità. Con poche pallottole e la giusta dose di intuito, il commissario Francesco Silani si trova a dipanare la matassa complicata di un omicidio che sembra portarne altri a catena, sempre accompagnato dal sospetto che il loro numero aumenti in proporzione all’avanzare delle sue indagini. Sarà l’assistenza di un insospettabile “angelo custode” (armato fino ai denti e col talento dell’hacker) a permettere al protagonista di portare a termine una missione che - sotto copertura e in via ufficiosa - rischia di metterlo veramente nei guai.
Francesco Silani, già apparso per lo stesso editore in Niente è come sembra (2011), torna dopo due anni per indagare su un delitto che non coinvolge solo la verità e la giustizia, ma il bene del suo stesso Paese, l’Italia, che rischia di venir travolto da uno scandalo senza precedenti proprio nei giorni dell’elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica. Ambientato tra Roma e Parma, il libro riesce a tenere ben alto il ritmo della narrazione, e a coinvolgere il lettore fino al finale, che lascia intravedere sviluppi futuri per le vicende - sia professionali, sia sentimentali - del commissario di viale Asia a Roma. Buoni anche i dettagli editoriali, dalla copertina all’impaginazione.


I. Bianchedi, La verità del vino, ed. Ensemble, 2014, pp. 225, euro 15.

(«Pagina3», 28 giugno 2014)

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